index
chi siamo
dove ci trovi
contattaci
abbiamo anche fatto

   STILI                               
          di VITA
   

1° incontro: venerdì 16 febbraio ore 9,30 - Mercato Ortofrutticolo
(punto vendita Consorzio Terre di Qualità) - Classi 3A, 3B, 3C, 3D


Perché è importante salvare, in giro per il mondo, i semi delle colture tradizionali?

IL RACCOGLITORE DI SEMI


Incontro con GIANNI FABBRIS, portavoce nazionale del movimento Altragricoltura

La sovranità alimentare è il diritto dei popoli a decidere il modello di produzione, distribuzione e consumo degli alimenti, nel rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale, culturale e sociale, allo scopo di garantire il diritto di ogni individuo a un’alimentazione sufficiente e sana.
Una questione che interessa sempre più da vicino anche l’Europa, dove ogni tre minuti chiude un’azienda agricola, e l’Italia, dove secondo le ultime ricerche oltre un milione di contadini del Meridione è ormai collocato nella fascia di povertà.
Intanto l’Europa si sta trasformando da produttore di cibo a mercato del cibo, spostando le coltivazioni nel Nord Africa, dove gli appezzamenti sono dedicati a prodotti, come gli agrumi, estranei alla tradizione locale. Spesso, poi, le coltivazioni per il mercato europeo richiedono un grande impiego di pesticidi e fertilizzanti e cancellano il diritto all’acqua per le comunità locali. Fabbris lotta insieme alle piccole comunità rurali del mondo per salvare semi, coltivazioni, territori e identità.
Sovranità alimentare significa anche rispettare le singole culture e la diversità dei metodi contadini, garantendo a ogni comunità l’accesso e il controllo delle risorse di base per la produzione, come la terra, l’acqua, il patrimonio genetico e il credito.
Sovranità e sicurezza alimentare, protezione dell’ambiente e riduzione della povertà sono profondamente collegati tra loro. Più di 800 milioni di persone soffrono la fame nel mondo e la maggior parte sono contadini. Nel 1996 il Vertice mondiale sull’alimentazione della FAO si prefisse l’obiettivo di dimezzare quel numero nell’arco di 20 anni. E invece da allora sono cresciuti di 80 milioni gli uomini, le donne e i bambini che nei Paesi poveri vivono al di sotto della soglia di povertà: 1 persona su 5 è cronicamente sottoalimentata e oltre 7 milioni di bambini muoiono ogni anno a causa della malnutrizione.
Strettamente legato al dramma della fame è il problema altrettanto grave della scarsità e della cattiva qualità dell'acqua nei Paesi poveri. Le risorse idriche globali sono molto abbondanti (basterebbero a dar da bere al doppio della popolazione mondiale), ma sono anche molto concentrate. Dieci soli Paesi controllano infatti il 60% di tutta l'acqua disponibile in natura, facendone la risorsa oggi strategicamente più preziosa. Per questo il controllo delle risorse idriche attira potentissimi interessi economici e dà origine a guerre sanguinose.
Nei Paesi poveri il 91% del consumo idrico è utilizzato per scopi irrigui; nei Paesi industrializzati solo il 39%. La scarsità e la cattiva qualità dell'acqua sono una delle principali cause di morte legate al sottosviluppo: circa 5 milioni di persone ogni anno muoiono per malattie veicolate da acque contaminate.

Semi, acqua, terra e cibo sono fattori indispensabili contro la fame nel mondo.

    1. Insieme a Gianni Fabbris incontreremo GIOVANNI PENSABENE, assessore all’Ambiente e Agricoltura del Comune di Asti:

L’ISTITUZIONE DELLA DE.CO. PER LA PESCA LIMONINA (2006)
E IL POMODORO CERRATO (2007)

La De.Co., Denominazione Comunale d’Origine, è nata da un’idea di Luigi Veronelli: “Attraverso una semplice delibera comunale il Sindaco certifica la provenienza di ogni prodotto della sua terra”. Possono fregiarsi della De.Co. sia i prodotti agricoli che artigianali. 
Ad Asti la prima De.Co. ha riguardato, nel 2006, la pesca limonina, coltivazione ormai rara che il Comune vuole rilanciare: attualmente è prevalentemente concentrata a Variglie con 450 piante. Altri 2.760 alberelli di pesco limonino sono stati distribuiti gratuitamente dal Comune, nell’autunno 2006, a privati e aziende che ne hanno fatto richiesta.
Sulla diffusione della limonina è già in atto uno studio con la Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, impegnata in particolare nella rivalutazione agronomica di questa varietà, importata agli inizi del Novecento nell’Astigiano, con il nome di lemon free, dagli Stati Uniti.
Per il 2007 il Comune è impegnato a riconoscere la De.Co. al pomodoro Cerrato (dal nome del coltivatore che ha custodito e fornito i semi): si tratta di una varietà locale ormai rara, mentre per il futuro si guarda anche alla tutela del pum marcun (varietà di mela), sedano dorato e torrone.
Il marchio della De.Co., di esclusiva proprietà comunale, attesta l’origine del prodotto, la sua composizione e produzione secondo un apposito disciplinare. I prodotti che si fregiano della De.Co. sono segnalati in un apposito registro, mentre rientrano in un albo comunale “le iniziative e manifestazioni riguardanti le attività e le produzioni agroalimentari che, a motivo delle loro caratteristiche e dell’interesse culturale, sono meritevoli di particolare attenzione e rilevanza pubblica”. Possono essere iscritte nell’albo le manifestazioni che “abbiano avuto luogo nel territorio comunale per almeno cinque anni consecutivi”.

Da ricordare: dal 1° luglio 2003 Asti è comune antitransgenico, vale a dire è contraria agli organismi geneticamente modificati (OGM), impegnata a tutelare il consumatore e valorizzare i prodotti agricoli di qualità, tipici e biologici. Le aziende fornitrici di pasti e derrate alle mense pubbliche (includendo quindi anche quelle scolastiche) devono, per esempio, dichiarare formalmente il non utilizzo di alimenti contenenti ogm. Sono anche previsti controlli di qualità degli alimenti agricolo-forestali e di allevamento prodotti nel territorio.

    1. L’incontro con Gianni Fabbris e Giovanni Pensabene sarà ospitato nel punto vendita del CONSORZIO TERRE DI QUALITA’.

 

Il Consorzio Terre di Qualità è una cooperativa astigiana nata per promuovere l’agricoltura multifunzionale, sostenibile, rispettosa dell’ambiente e che salvaguarda la biodiversità, legata ai valori in cui tradizionalmente si riconoscono le imprese agricole delle famiglie diretto-coltivatrici. La cooperativa ha voluto aderire al marchio di qualità Equaliter, con il quale le aziende consorziate si impegnano a garantire al consumatore la qualità totale dei prodotti che rispondono alle caratteristiche di produzione indicate in specifici disciplinari.
Nel punto vendita del Mercato Ortofrutticolo i prodotti agricoli vengono venduti all’ingrosso e al dettaglio, direttamente dal produttore al consumatore.
Si possono acquistare tutti i vini doc e docg dell’Astigiano (oltre 300 etichette), miele vergine integrale, tutte le varietà di formaggi tipici, salami cotti di Asti e salami crudi, farine, confetture, sughi, frutta e verdura, mostarde, conserve, lumache, funghi, tartufi.
 


Fabbris e Pensabene si confrontano con gli studenti

 


 

 STILI                               
         di VITA
     

2° incontro: martedì 20 febbraio ore 9,30
Istituto d’Istruzione Superiore “G. Penna”
Classi 5A, 5B, 5C

Al termine degustazione di Nocciolio

 

Perché a Castellero è stata rispolverata l’usanza di fare l’olio di nocciola?
L’INVENTORE DEL NOCCIOLIO
Incontro con BRUNO ARISIO, produttore

Un piccolo paese dell’Astigiano, Castellero, sta legando sempre più il proprio nome a quello dell’olio di nocciola. Per sapere perché bisogna andare indietro nel tempo, alla seconda guerra mondiale, quando la mancanza di collegamenti con la Liguria e il doversi arrangiare con quello che si aveva a disposizione indussero molte famiglie del paese a trovare un’alternativa all’olio d’oliva.
Nacque così l’olio di nocciola, che entrò nell’alimentazione quotidiana: poche, preziose gocce -  perché bisognava centellinare ogni cosa -, ma così apprezzate che ancora oggi c’è chi ne ricorda la gradevolezza, la spiccata ricchezza aromatica e il particolare profumo.
L’olio di nocciola lo si faceva di nascosto, si occultavano i piccoli torchi per spremere a freddo le nocciole, così come i camini venivano trasformati in silos per custodire farina, grano e granoturco.

A circa 50 anni dalla seconda guerra mondiale, Bruno Arisio ha inventato il Nocciolio, l’olio di nocciola nato dai racconti degli anziani che in quel tempo lontano lo avevano fatto per necessità. Ha restaurato il vecchio torchio del padre e si è messo all’opera: è venuto fuori un olio dal colore giallo intenso, dal gusto leggermente dolce e dall’inconfondibile profumo di nocciola.
Da qualche anno il Nocciolio, conservato in piccole bottiglie e ottenuto dalla spremitura a freddo della “Nocciola di Castellero d’Asti”, costituisce una delle curiosità della Sagra della nocciola che si tiene a ottobre in paese.

Ben presto il Nocciolio si è fatto apprezzare per essere molto nutritivo e energetico, poiché ricco di elementi vitali, per avere un alto potere antiossidante ed essere rafforzativo del sistema immunitario.
 
La nocciola ha infatti molte proprietà: è un alimento molto nutritivo e energetico, digeribile più di ogni altro frutto oleoso. E’ ricco di calcio, fosforo, magnesio, potassio, zolfo, cloro, sodio, ferro, rame, vitamina A e B e, per questo, è consigliato ai vegetariani e ai diabetici. Inoltre con la nocciola si combatte il cosiddetto “colesterolo cattivo” (LDL) nel sangue.

 

    1. Insieme a Bruno Arisio incontreremo ROBERTO CAMPIA, ex sindaco di Castellero:

SAPERI TRADIZIONALI 
E IDENTITA’ DI UN TERRITORIO CHE CAMBIA

Alle soglie del Duemila Castellero soffre, come tanti altri piccoli paesi dell’Astigiano, del progressivo abbandono dei terreni agricoli, che ben presto si trasformano in terreni incolti. Tanti giovani non seguono più i padri nelle pratiche agricole, preferendo altri lavori. I terreni incolti possono rappresentare l’inizio di un preoccupante degrado ambientale: così Roberto Campia, sindaco di un paese che non arriva a 300 abitanti, pensa di recuperare le aree non più coltivate distribuendo gratuitamente tremila piante di nocciolo.
La condizione per usufruire della facilitazione è risiedere a Castellero e possedere terreni incolti in paese. In cambio i proprietari devono firmare un modulo in cui, oltre a dichiarare la superficie degli appezzamenti e a quantificare il numero di noccioli richiesti, si impegnano ad avere cura dei nuovi impianti.
Alla fine i beneficiari dell’iniziativa sono una quindicina, a cui il Comune consegna da un minimo di 100 a un massimo di 1.500 pianticelle. Il cinquanta per cento di loro sono coltivatori di professione, la restante parte lo è nel tempo libero. Altri, già anziani, vorrebbero partecipare all’iniziativa, ma devono rinunciare perché non hanno né la forza fisica né il tempo per estendere le coltivazioni. Qualcun altro, con terreni in posizione particolarmente favorevole, viene invogliato dal Comune a piantare alberi, ma non raccoglie il sollecito.
L’idea di Roberto Campia ha successo: dei tremila alberelli distribuiti, quasi tutti attecchiscono. Negli anni seguenti il Comune riceve richieste per nuove piante. Nel 2002 altri duemila noccioli vengono distribuiti gratuitamente, andando a rendere ancora più coltivato il territorio di Castellero. Ben presto l’esempio del Comune viene seguito da alcune Unioni Collinari dell’Astigiano, che comprendono come la coltivazione della nocciola possa costituire, per tanti contadini, un’integrazione al reddito e per l’ambiente un modo concreto e efficace per aver cura del territorio e abbellire il paesaggio. 

 


 

  STILI                               
          di VITA
    

3° incontro: martedì 13 marzo ore 9,30 – Agrilatteria di Valfenera
 Classe 5C

 

Alla scoperta di una realtà agricola innovativa dell’Astigiano
L’AGRILATTERIA
Conducono SIMONETTA MARZANO e GIANCARLO CANTA (Coldiretti)

 

Il latte dalla stalla al consumatore: è quanto succede, dal 2005, all’Agrilatteria del Pianalto, parte integrante dell’azienda agricola “Molino Giacomo” di Valfenera.
Ogni giorno 80 mucche forniscono dai 20 ai 25 quintali di latte: 700 litri sono trasformati in mozzarelle, yogurt, budini, burro e gelati, contraddistinti dal marchio “Agrilatteria del Pianalto”; il resto del prodotto fresco va invece alla “Abit” di Grugliasco (Torino) che copre la grande distribuzione.

Nata per servire gli abituali clienti del Pianalto che si rivolgevano all’azienda agricola, l’Agrilatteria, che impiega quattro addetti, accoglie ora anche consumatori del Torinese e dell’Astigiano, conquistati dalla possibilità di acquistare cibi genuini direttamente dal produttore.

Ma non solo: il latte non contiene conservanti (per questo i tempi di scadenza sono più ridotti) e costa anche meno rispetto al negozio o al supermercato.

Chi è più fortunato trova latte e yogurt sotto casa: sono infatti circa 150 i punti vendita tra Asti e Torino che vendono i prodotti dell’ “Agrilatteria del Pianalto”. Un ulteriore salto di qualità è stato compiuto da alcune mense scolastiche dell’Astigiano (come quelle di Castagnole Lanze e Villafranca) che hanno puntato sui prodotti dell’azienda agricola “Molino Giacomo”. 

Non vanno dimenticate le caratteristiche organolettiche del latte proposto dall’Agrilatteria: il prodotto si distingue per essere particolarmente dolce grazie al fieno del Pianalto, cresciuto in un terreno argilloso, su cui pascolano le mucche. 

 

    1. Dopo la visita guidata all’Agrilatteria del Pianalto approfondiremo

 

LA FILIERA DEL LATTE

La filiera del latte rappresenta una realtà marginale per la provincia di Asti, ma non per questo da sottovalutare.
Molte aziende, situate prevalentemente nella Comunità Montana “Langa Astigiana – Valle Bormida”, hanno intrapreso l’attività di trasformazione del latte prodotto in azienda e sono in grado di proporsi direttamente al consumatore, oltre che alla piccola e media distribuzione locale, utilizzando al meglio le risorse del territorio e valorizzando l’ambiente e le tradizioni locali.

Tanti giovani si sono insediati in agricoltura in questi ultimi anni, scommettendo sulla filiera del latte e in particolare sulla produzione di formaggi di alta qualità, profondamente legati alla storia e alle tradizioni del territorio.

La filiera del latte, seppur marginale per la nostra realtà agricola, può costituire una valida alternativa produttiva nelle zone montane, creando possibilità concrete di reddito, per un’agricoltura multifunzionale e di presidio del territorio: la recente legge di orientamento in agricoltura, con  i suoi decreti attuativi, ha favorito questo sviluppo, promuovendo a tutti gli effetti come attività agricole le fasi di lavorazione successive alla produzione primaria, quali la trasformazione e la vendita diretta.
Oggi gran parte della produzione di formaggi viene acquistata presso la grande distribuzione (80% su discount - supermercati e ipermercati); solo un 20 % viene acquistato attraverso i canali tradizionali e la vendita diretta in azienda.
La maggior parte delle produzioni di qualità (DOP e IGP) è acquistabile direttamente in azienda, canale che costituisce una vera opportunità per la diversificazione del reddito delle aziende zootecniche insieme al valore aggiunto che deriva dalla valorizzazione e dal presidio delle zone montane a pascolo.

Nell’Astigiano la composizione del paniere di spesa per latte e derivati è la seguente:

49% latte
22% yogurt
17% formaggi
12% dessert di latte

La composizione del prezzo del latte al dettaglio è la seguente:
75% costi di filiera
25% costo del latte

 


 

  STILI                               
          di VITA
  

4°incontro: martedì 20 marzo ore 9 – Agrimacelleria di San Damiano
Classe 5A

 

Alla scoperta di una realtà agricola innovativa dell’Astigiano
L’AGRIMACELLERIA
Conduce MARIO CECA, responsabile Coldiretti per la zona di San Damiano

 

Da tre generazioni la famiglia Pavarino di frazione San Grato, a San Damiano, alleva bovini da carne: 190 i vitelli (razza piemontese e incroci) attualmente in stalla. L’azienda si chiama Cascina Piana.
Dal dicembre 1999 è aperto lo spaccio aziendale: nell’Agrimacelleria i consumatori possono acquistare carni bovine, suine e salumi, direttamente prodotti in azienda. Quest’ultima, a conduzione familiare e tra le aziende agricole innovative dell’Astigiano, è guidata da Giuseppe Pavarino, che è anche apicoltore, e si avvale del lavoro di due addetti.
L’Agrimacelleria, che rimane aperta alla vendita il venerdì, sabato e domenica mattina, rifornisce anche la mensa scolastica di San Damiano, ristoranti e agriturismi dell’Astigiano e del Torinese.
Cascina Piana è anche fattoria didattica e ha un’altra particolarità: è dotata di un’area attrezzata per i camperisti, chi compra la carne se la può cuocere e gustare direttamente sul posto. Una possibilità che, a partire dagli inizi del Duemila, hanno sfruttato in tanti: il registro delle presenze indica passaggi di turisti sia italiani (Nord e Centro Italia) che stranieri (Danimarca, Olanda, Svizzera, Germania, Francia).

 

    1. Dopo la visita guidata all’Agrimacelleria di Cascina Piana approfondiremo

LA FILIERA DELLA CARNE

La filiera della carne, bovina in particolare, rappresenta un’importante realtà produttiva per la nostra provincia: infatti, se si considera il numero complessivo di capi di bestiame, Asti si assesta al terzo posto dopo Cuneo e Torino.
Molte aziende hanno intrapreso l’attività di macellazione, trasformazione e confezionamento  delle carni prodotte e sono in grado di proporsi direttamente al consumatore finale o alla piccola e media distribuzione locale. La vendita diretta in azienda può costituire una reale opportunità per la diversificazione del reddito delle imprese zootecniche, unitamente al valore aggiunto che deriva dalla valorizzazione e dal presidio delle zone pascolive.
In questi anni molte aziende zootecniche hanno provveduto alla graduale riconversione dei tradizionali sistemi di allevamento della razza bovina piemontese, utilizzando i nuovi sistemi  di allevamento all’aperto con il pascolo allo stato brado e semi-brado.
I vantaggi del pascolamento sono molteplici: è possibile raggiungere elevati standard di benessere animale, con l’ottenimento di bestiame sicuramente più sano; si ha la possibilità di recuperare al prato-pascolo superfici incolte e abbandonate, con indubbi vantaggi sul piano paesaggistico e di tutela e salvaguardia del territorio.
La razza bovina piemontese si presta particolarmente a questo tipo di allevamento e ha dimostrato negli anni una particolare rusticità e capacità di adattamento ai sistemi all’aperto.

Bovini da carne
Il settore nel 2006 si è completamente smarcato dall’effetto negativo causato da “mucca pazza”: le quotazioni dei bovini da macello si sono assestate su livelli soddisfacenti, garantendo agli allevatori un’equa remunerazione. Il comparto ha visto un piccolo incremento dei capi allevati (specialmente da ingrasso), con una diminuzione del numero degli allevamenti e l’aumento medio del numero di capi per allevamento. Nella realtà si tratta perlopiù della chiusura di piccoli allevamenti a carattere non professionale condotti da persone anziane o di realtà di piccole dimensioni aziendali.
Anche gli animali importati dall’estero hanno comunque caratteristiche di ottima conformazione, tali da soddisfare il mercato piemontese che, in fatto di consumo di carne, è molto esigente.
Nella realtà astigiana la razza bovina piemontese rimane la più apprezzata e con le maggiori quotazioni di mercato, fino ad arrivare a 4 euro al kg per i vitelloni da macello.
E’ da segnalare inoltre la recente  richiesta di riconoscimento della  I.G.P. “Fassone del Piemonte”  della razza bovina piemontese che dovrebbe ulteriormente tutelarne e valorizzarne le caratteristiche di pregio (sarebbe la prima razza a fregiarsi del riconoscimento comunitario).

Bovini da latte
Rimane stabile il numero dei capi di vacche da latte anche se continuano a diminuire le aziende che si dedicano a questo settore. Si registra il ritorno alla vendita diretta del latte (sono almeno 2 i distributori di latte crudo già installati) e alla trasformazione aziendale del latte in derivati.

Caprini,  ovini e suini
Il numero dei caprini allevati è in continua crescita: l’aumento è sostanzialmente dovuto alle buone performances economiche e di vendita dei trasformati del latte caprino. Quest’ultimo viene prevalentemente usato per la Robiola di Roccaverano D.O.P. Stabile il numero di ovini e suini.
Il settore suino non gode di ottima salute e continua a essere legato alle problematiche di natura ambientale dovute allo smaltimento delle deiezioni.

 


 

  STILI                               
          di VITA
                      

5°incontro: venerdì 30 marzo ore 11 Agricantina di Castelnuovo Don Bosco
Classe 5A
                                                       

Alla scoperta di una realtà agricola innovativa dell’Astigiano
L’AGRICANTINA
Conduce BRUNO MIRANO, responsabile Coldiretti per la zona
di Castelnuovo Don Bosco

 

La Società Cooperativa Cantina Sociale del Freisa, nata nel 1953 a Castelnuovo Don Bosco, ha assunto la nuova denominazione Terre dei Santi nel 2004, in seguito all'acquisizione della Cantina Sociale di San Damiano d'Asti.
Terre dei Santi vuole esprimere il suo profondo legame con il territorio a cui appartiene. Non si possono gustare i vini prodotti senza pensare alle colline, ai filari di vigne che si stendono a perdita d'occhio, alla mitezza del clima, alle chiese arroccate sui colli, agli uomini che hanno resi celebri questi luoghi, ai Santi che qui sono nati o che hanno lasciato una forte impronta spirituale, come San Giovanni Bosco e San Damiano.
L’Agricantina rappresenta un’importante fonte di informazione e di assistenza tecnica per i viticoltori e un’opportunità di ricerca e sperimentazione viticolo-enologica per la zona.
Ai consumatori dà la possibilità di acquistare vino anche in piccole quantità: ci si serve da soli, riempiendo le damigiane ai distributori automatici. Sul display è possibile controllare quantità e prezzo.
All’Agricantina si producono oltre 25 vini diversi, ottenuti dai vitigni autoctoni, quali Freisa, Malvasia di Schierano, Bonarda, Barbera, Nebbiolo, Cari, Cortese, e dai vitigni autorizzati, come lo Chardonnay.
Il vino più tipico della zona, il Freisa, è ottenuto in una molteplicità di espressioni che vanno dal novello al dolce, al classico, allo Zaffo affinato in barrique. Secondo per quantità ma non per tipicità, il Malvasia di Castelnuovo don Bosco è in versione dolce, spumante e passito. La Barbera che si fregia del premio Asti d'oro 1998, il Bonarda e l'Albugnano invecchiato in botti di rovere e altre tipologie sono gli altri prodotti che è possibile degustare in cantina.
Da anni le cantine di Castelnuovo e di San Damiano si adoperano per incrementare la qualità dei loro vini. Qualità premiata con importanti riconoscimenti anche a livello nazionale: basti ricordare le cinque Douja d’Or al concorso nazionale del 2003.

 

    1. Dopo la visita guidata all’Agricantina di Castelnuovo Don Bosco approfondiremo

LA FILIERA DEL VINO

SETTORE VITIVINICOLO


L’annata 2006 ha rimarcato ancor più degli ultimi anni che le variazioni climatiche rendono necessaria una particolare attenzione e professionalità per poter ottenere produzioni di pregio.
In effetti il 2006 ha presentato diverse anomalie, per cui il buon viticoltore ha dovuto seguire tutte le fasi fenologiche della pianta con particolare attenzione. Fortunatamente l’inverno ha portato, sia con la pioggia che con la neve, una notevole riserva idrica, che ha permesso alla vite di affrontare una primavera/estate particolarmente siccitosa.
Per quanto riguarda i vitigni precoci bianchi, la produzione è stata di ottima qualità, accompagnata da una buona quantità. I vitigni aromatici (moscato, brachetto, malvasia) meritano un discorso a parte perché, oltre a una buona gradazione zuccherina, hanno presentato un’ottima carica aromatica, capace di fornire vini particolarmente gradevoli e profumati.
Per i rossi a vendemmia tardiva solo chi è intervenuto con un’attenta gestione del verde e con una “impietosa” riduzione della produzione ha ottenuto una qualità ottima, con uve ricche di zucchero, di colore e di tutte le altre sostanze nobili.
Chi non è intervenuto a regolarizzare la produzione ha visto il veloce degrado dell’uva e lo scadimento qualitativo. Quella del diradamento estivo, o regolarizzazione della produzione, è una pratica lunga, che richiede pazienza e capacità di scelta notevole: purtroppo non sempre remunerata dal mercato. Il diradamento diventa però indispensabile in annate particolari, sia dal punto di vista climatico che del carico produttivo, per poter affrontare la vendemmia con minori preoccupazioni e mettere le basi per ottenere prodotti di pregio.
Da tenere presente che nell’Astigiano molte persone anziane stanno abbandonando e estirpando i vigneti senza una programmazione sul destino di queste superfici. Per incentivare i giovani all’agricoltura servono aiuti agli investimenti per sostenere la nascita di aziende accorpate e di una certa dimensione, tecnicamente all’avanguardia e redditizie, che contribuiscano al benessere delle aree rurali.
Anche le cantine sociali possono e devono essere più attive, acquisendo i terreni dismessi dagli anziani e conducendoli direttamente. E’ inoltre importante che si uniscano per affrontare il mercato con maggiore forza contrattuale. Nel breve termine la viticoltura astigiana sarà chiamata a razionalizzare, meccanizzare e qualificare le proprie produzioni per competere e adeguarsi a un mercato in continua evoluzione.

SETTORE ENOLOGICO


La vendemmia 2006  ha  in generale  raggiunto ottimi risultati,  sia in termini di  produzione che di qualità, per tutti i vini bianchi e rossi. Le quotazioni delle uve hanno risentito, ancora una volta, degli andamenti del mercato mondiale del vino.
Una  lodevole  iniziativa  è  stata  svolta dalla  Camera di Commercio di Asti che, per la prima volta, ha  fatto lavorare  le varie componenti  del mercato (produttori, trasformatori e imbottigliatori) per concordare un prezzo minimo di riferimento delle uve barbera.
Oggi i viticoltori attenti che riescono ad adeguare le loro produzioni alla richiesta, offrendo meno prodotto ma più qualità, ottengono anche prezzi maggiori.

 



  STILI                               
          di VITA
         

6° incontro: giovedì 19 aprile ore 10 - Cascina il Cornale
di Magliano Alfieri - Classe 4B   

 

Perché a Magliano Alfieri una cooperativa espone, oltre al prezzo di vendita,
anche quello riconosciuto ai produttori?
L’ETICA NEL SACCHETTO DELLA SPESA
Incontro con ELENA ROVERA, presidente della Cooperativa Cascina Il Cornale

 

Oltre sessanta aziende sono attualmente associate alla Cooperativa agricola Il Cornale, nata nel 1997 per iniziativa di alcuni agricoltori del Roero (territorio compreso tra Monferrato e Langa) decisi a unire risorse e volontà per qualificare insieme i loro prodotti.

Le aziende operano in una dimensione familiare e sono situate soprattutto in Piemonte e Liguria.
I loro prodotti si trovano nel negozio della Cooperativa, che adottando il criterio della massima trasparenza, ha scelto di indicare, oltre al prezzo di vendita al consumo, anche quello riconosciuto ai produttori.  
Si possono acquistare più di 500 prodotti, tra freschi e lavorati: frutta e verdura fresche; formaggi e salumi; olii; farine, paste e cereali; dolci e mieli; antipasti di verdure, salse, succhi di frutta, frutta sciroppata e in composta; grappe e vini.

Le aziende che fanno capo a Il Cornale sono di piccole e medie dimensioni e si sviluppano in una interazione continua con l’ambiente circostante,  ognuna influenzando attivamente l’economia del proprio territorio. Le loro produzioni sono limitate in quantità, preparate rispettando tradizioni e consuetudini locali e possono variare, anche di molto, secondo le stagioni.
 
Tutte le aziende rispondono ai requisiti espressi da un apposito Regolamento di produzione e,  particolare molto importante, si trovano a non più di due ore di distanza dalla sede della Cooperativa: questo fa sì che i prodotti non percorrano grandi distanze per essere venduti e che vi sia un'agevole possibilità di incontro tra  chi lavora nelle aziende e chi lavora nella Cooperativa. 

 


 

STILI                               
         di VITA
                      

7 ° incontro: lunedì 23 aprile ore 9  Riserva naturale speciale
della Val Sarmassa
- Classi 1A e 2D

 

Perché in 45 anni un uomo ha messo a dimora nei boschi oltre 20 mila germogli di farnia?
L’UOMO CHE PIANTA GLI ALBERI
Incontro con GIOVANNI GIOLITO, esperto di alberi e raccoglitore di erbe officinali

“Il bosco cresce in silenzio senza far rumore. Bisogna saper aspettare, avere pazienza. Usare rispetto alla natura, perché la terra non si fabbrica. Poi succede ciò che è naturale: da un piccolo seme viene un grande albero. Quest’ultimo, per ironia della sorte, fornisce il manico della scure che, un giorno, lo abbatterà.
      Io, invece, gli alberi li pianto: lo faccio per gli uomini che verranno, non certo per i contadini di queste parti che, se possono, i germogli li strappano via. Non sopportano che possa usare la loro terra senza chiedere permesso.

      In 45 anni ho messo nella terra circa 20 mila germogli, soprattutto di farnia, l’albero più bello della famiglia delle querce. Li ho piantati un po’ dappertutto, nella Val Sarmassa, che conosco come fosse casa mia, nella Langa e al Sassello, sull’Appennino ligure. Insomma, ovunque ho potuto. L’ho fatto per passione, in modo naturale: come gli animali del bosco - lo scoiattolo, la gazza - che trasportano i semi e consentono la nascita di nuovi alberi. Non ho mai chiesto nulla in cambio: il denaro non mi ha mai importato granché, muovermi nei boschi significa sentirmi libero. Ho sempre amato i cieli profondi e gli ampi orizzonti, in Canada come nella Val Sarmassa. Questo è importante per me.
      In tutte le circostanze della mia vita ho sempre imparato qualcosa dalla natura. Sono stato a New York, a Toronto, a Panama, ma dove ho sentito la felicità è stato nelle immense foreste del Canada. Non mi sono mai perduto, non ho mai avuto paura.
    
 Gli alberi hanno un loro linguaggio e avvertono se li tratti male.
      Io sono sempre stato gentile. L’uomo più è semplice e più è vicino alla natura.
      Finora nessuno mi ha mai detto grazie per gli alberi che pianto. Anzi, più di una volta ho rischiato di essere multato dai carabinieri o dalle guardie forestali. Io, che metto i germogli, mentre gli altri vanno a distruggere i boschi!”.

(tratto dal libro “La casa sull’albero” di Laura Nosenzo, Editrice Impressioni Grafiche)

 

    1. Insieme a Giovanni Giolito incontreremo il guardiaparco Francesco Ravetti

IMPORTANZA DELLA BIODIVERSITA’
NELLE AREE PROTETTE

L’uomo, dopo aver creduto per secoli di poter sottomettere e modificare tutto, ha scoperto, con drammatica evidenza, che senza la ricchezza della varietà della vita (biodiversità), la nostra stessa specie è destinata a soccombere. Da questa verità, semplice e terribile, nasce l’impegno per la conservazione della vita nei suoi aspetti molteplici e variamente presenti nei diversi ecosistemi.
La biodiversità è l'assicurazione sulla vita del nostro pianeta. Quindi la conservazione della biodiversità va perseguita senza limiti poiché costituisce un patrimonio universale, che può offrire vantaggi immediati per l'uomo:

    1. mantenimento degli equilibri climatici sia su scala locale che planetaria. Le specie vegetali, infatti, oltre a essere l'unica fonte di ossigeno sul nostro pianeta, hanno anche un ruolo fondamentale negli equilibri idrici e in quelli gassosi.
    2. fonte di materiale di studio. Lo studio della biodiversità permette di acquisire fondamentali conoscenze anche per comprendere meccanismi biologici analoghi nell'uomo.

 

    1. uso sostenibile della flora per fini alimentari e medicinali. Oggi l'uso della flora per l'alimentazione è minimo rispetto alle infinite possibilità fornite dalle piante. Sfruttando meglio queste risorse si potrebbero soddisfare i problemi di nutrizione in molte parti del mondo, senza alterare equilibri essenziali per l'ambiente. Se non si avrà cura di tutelare la biodiversità, c’è invece il rischio di perdere, prima ancora di scoprirle, piante che forniscono sostanze necessarie nella lotta contro particolari malattie.
    2. soddisfacimento della richiesta sempre crescente di spazi naturali,  cioè istituzione di aree protette per un turismo eco-compatibile.  

 

    1. Infine visiteremo la riserva naturale speciale della Val Sarmassa, nata nel 1993 nei territori di Vinchio, Incisa Scapaccino e Vaglio Serra.

L’area protetta presenta scorci paesaggistici di grande suggestione, colline coperte prevalentemente da boschi che si susseguono lasciando di tanto in tanto spazio a prati, campi e vigneti. Numerosi sono gli affioramenti di sabbie e argille di ritrovamenti paleontologici: conchiglie di molluschi, resti di mammiferi marini e, in misura inferiore, resti di vegetali, di coralli e granchi.


Giovanni Giolito nella Riserva della Val Sarmassa (foto Giulio Morra)

 


 

STILI                               
         di VITA
                     

8 ° incontro: giovedì 17 maggio ore 9
Giardino di Casa Loretto, Rocca d’Arazzo
- Classe 4A

 

Perché a Rocca d’Arazzo un uomo ha collezionato nel proprio giardino 800 piante autoctone o tipiche di varie parti del mondo?

IL GIARDINIERE DEL MONDO

Incontro con GIUSEPPE LORETTO, coltivatore in pensione

“Quando vedo nascere una palma per me è come se nascesse un figlio. Ne ho circa 300 in giardino, tra grandi e piccole, ma complessivamente in questi 50 anni sono arrivato al migliaio. Un po’ le ho regalate, altre le ho vendute. Sono nate in questo terreno sabbioso e asciutto: resistono tranquille. Forse, però, il segreto è che bisogna essere innamorati delle piante per farle crescere bene.
Qui, in questo giardino, ci sono oltre cento varietà di alberi: in totale fanno tra le 700 e le 800 piante. Con le palme la storia è iniziata negli anni Cinquanta. Qualcuno ce ne ha regalata una, che io e mia moglie abbiamo sistemato a poca distanza da un esemplare messo a dimora intorno al 1925.
Le palme sono cresciute un po’ dappertutto. Io parlo con loro. Al mattino mi alzo verso le 7 e vado a passeggiare in cortile, a sentire l’odore degli alberi: è quello che dà vita.
Questo che è nato dinanzi alla mia casa, in circa 50 anni, è un giardino selvatico, nel senso che ha moltissime piante il cui germoglio ho trovato girando nei boschi: sto cercando di salvare soprattutto le vecchie specie, quelle che si sono dimenticate anche i vivai.
Oggi è tutto spinto, abbiamo premura della vita. Vogliamo fare tutto in un giorno. Le piante hanno il loro tempo, è importante mantenere il ritmo della natura. Io cerco di sintonizzarmi con loro, rispettare l’orologio che hanno dentro. Nel mio giardino speciale, soltanto di pini ne ho 300, di 8 varietà diverse: ci sono anche quelli silvestri, ormai rari. Qui vivono alberi che vengono da lontano. Ci sono il pino dell’Argentina e la mimosa dell’Uruguay, sei piccole sequoie californiane che crescono vicino al tasso, ai cipressi, al grande pino deodara davanti a casa, agli aceri, che sono ormai più di 70, alla rovere bianca, al gelso, a parecchi noci e anche all’olivo. 
Non posso dire di voler più bene a una pianta piuttosto che a un’altra: sono contento se possono vivere tutte, ci metto la mia passione per accudirle. Vederle crescere è la cosa più bella. Se uno vuol bene alle piante, vuol bene anche a se stesso”.

(tratto dal libro “La casa sull’albero” di Laura Nosenzo, Editrice Impressioni Grafiche)

    1. Insieme a Giuseppe Loretto incontreremo Gianfranco Miroglio, presidente dell’Ente Parchi Astigiani 

 

PAESAGGI DEL VIVERE,
PAESAGGI DEL SENTIMENTO

 

Compianto per un vecchio albero

“Da ormai dieci anni, dalla fine dell’ultima guerra, la mia compagnia quotidiana non sono più gli esseri umani. Certo non mi mancano amici e amiche, ma il rapporto con loro è un’occasione festiva, non quotidiana, mi fanno visita di tanto in tanto oppure sono io che visito loro: mi sono disabituato alla convivenza con altre persone. Vivo solo e così avviene che nei piccoli rapporti quotidiani le cose abbiano preso a poco a poco il posto delle persone.
Il bastone con cui vado a passeggio, la tazza da cui bevo il latte, il vaso sul tavolo, la scodella con la frutta, il portacenere, la lampada a stelo con il paralume verde, il piccolo Krishna indiano di bronzo, i quadri alle pareti e, lasciando per ultima la cosa migliore, i molti libri sugli scaffali del mio piccolo appartamento, sono le cose che, quando mi sveglio e prima di addormentarmi, quando mangio e quando lavoro, nei giorni belli e in quelli brutti, mi tengono compagnia, le cose che per me hanno il significato di volti familiari e mi danno la piacevole sensazione di una patria e di una casa mia.
Anche il mio studio, con le sue pareti un po’ storte, la sua vecchia tappezzeria color oro completamente sbiadita, le molte crepe nell’intonaco del soffitto, è uno dei miei compagni e amici. E’ una bella stanza e sarei perduto se mi venisse tolta.
(…) Vedo dall’alto, ed è la cosa che preferisco, un vecchio, tranquillo giardino incantato, dove alberi vecchi e venerabili si cullano al vento e alla pioggia, dove su piccole terrazze digradanti ci sono palme belle e alte, camelie rigogliose, rododendri e magnolie, dove crescono il tasso, il faggio rosso, il salice indiano, l’alta magnolia sempreverde. (…)
I cespugli e gli alberi fanno parte di me e della mia vita ancor più delle stanze e degli oggetti, sono le mie vere amicizie, i miei parenti più prossimi; io vivo con  loro, stanno dalla mia parte, mi posso fidare di loro.
(…) Conosco il fogliame di ogni albero, così come i suoi fiori e i suoi frutti, in ogni stadio del divenire e del morire, ognuno di essi è mio amico, di ognuno io solo so i segreti. Perdere uno di questi alberi per me significa perdere un amico”.

(Hermann Hess, Il canto degli alberi)


Giuseppe Loretto tra le palme del suo giardino (foto Giulio Morra)