
6 MARZO 1977
La mattina di domenica 6 marzo 1977 si inaugura il Consultorio familiare.
Non è una data casuale. Due giorni dopo, l’8 marzo, si celebra la giornata internazionale della donna e a quella ricorrenza si collega idealmente la nascita del nuovo servizio, fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale e dai movimenti femminili e femministi astigiani, sull’onda della mobilitazione nata alcuni anni prima in Italia.
Il Comune, responsabile della struttura, inserisce l’inaugurazione tra le iniziative organizzate nell’ambito dell’8 marzo e sceglie un giorno festivo per favorire la partecipazione all’evento.
Il Consultorio trova provvisoriamente sede in via Natta 3, dove funziona l’Ufficio d’Igiene.
Il sindaco Gian Piero Vigna, affiancato dall’assessore all’Igiene e Sanità Pietro
Cresta, illustra le finalità del nuovo servizio che il Comune si è dato applicando la legge regionale 39, nata nel 1976 e a sua volta attuativa della legge nazionale 405, che il 29 luglio 1975 istituisce i consultori.
Quest’ultima, all’articolo 1, fissa i seguenti scopi: l’assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla maternità e alla paternità responsabile e per i problemi della coppia e della famiglia, anche in ordine alla problematica minorile; la somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e dal singolo in ordine alla procreazione responsabile nel rispetto delle convinzioni etiche e dell’integrità fisica degli utenti; la tutela della salute della donna e del bambino concepito; la divulgazione delle informazioni idonee a promuovere, ovvero a prevenire la gravidanza, consigliando i metodi e i farmaci a ciascun caso.
“Il Consultorio - annota il settimanale La nuova provincia nel resoconto giornalistico sull’inaugurazione - non sarà quindi un semplice ambulatorio mutualistico, ma il servizio di cui saranno protagoniste le donne, dove potranno incontrarsi, parlare dei loro problemi e della loro sessualità”.
Dinanzi ai sindaci del Comprensorio, Vigna sottolinea che l’apertura del nuovo centro risponde agli obiettivi del Comune di “assicurare sempre più servizi sociali efficienti e adeguati alla nostra città” (Il Cittadino).
La struttura, che eroga prestazioni gratuite per tutti i cittadini - “anche per gli stranieri residenti o soggiornanti”, così come prevede la legge 405 -, si compone di spazi esigui: un corridoio utilizzato come sala d’attesa, una stanza per i colloqui in cui turnano i vari operatori, un gabinetto medico attrezzato per le prestazioni ginecologiche. Inizia a funzionare con tre aperture settimanali, il cui orario mira a “facilitare la massima comodità di frequenza degli utenti”, volendo in particolare venire incontro alle esigenze delle donne lavoratrici: il lunedì e giovedì dalle 18 alle 20, il sabato dalle 10,30 alle 12,30. Dell’équipe specialistica fanno parte i ginecologi Angelo Burini, Luciano Longo, Adolfo Saul, che prestano servizio a turno e provengono dalla Maternità cittadina, le ostetriche ex condotte Maria Elvia Cavallotti, Giuseppina Morrone e Ida Villata, la psicologa Alessandra Visioli Grassi, il sociologo Giorgio Ghia, l’assistente sociale Adriana Platone.
Non ci sono, dunque, medici donne.
La prima ginecologa, Carla Garrone, arriverà quando il Consultorio si sarà già
trasferito (giugno 1978) nell’attuale sede di via Baracca, occupando gli spazi della disciolta Opera nazionale per la Maternità e l’Infanzia, istituita nel periodo fascista, per provvedere alla “protezione e all’assistenza delle gestanti e delle madri bisognose e abbandonate”, e soppressa nel 1975.
Suo malgrado, ancora prima di aprire, la struttura di via Natta si trova al centro di una querelle politica. Proprio
quell’anno l’Amministrazione guidata da Vigna decide di dare il patrocinio alla festa dell’8 marzo al Teatro Alfieri, fino ad allora organizzata dall’Unione Donne Italiane (Udi), e di inserire nel suoambito l’inaugurazione del Consultorio, a sua volta al centro di una mostra che il Collettivo Femminista fa girare nelle scuole e nei quartieri.
Scrive Il Cittadino in un articolo intitolato ’Una questione di donne: partiti ai ferri corti’: “Pare che quando la faccenda fu ventilata la prima volta durante una seduta della commissione comunale per i servizi sociali, abbia trovato un po’ di scetticismo da parte dei rappresentati dell’opposizione; poi però si giunse a una forma di consenso più o meno da parte di tutti, quando i gruppi di sinistrafecero presente che si tratta di una festa celebrata in diversi Paesi e riconosciuta ufficialmente dall’Onu. Il dissidio è scoppiato però in forma acuta quando l’Amministrazione Comunale ha reso ufficialmente noto che la manifestazione (a spese del Comune) avrebbe avuto per protagonista la cantante Anna Identici; si tratta, com’è noto, di un’attiva militante comunista”.
Così il giorno prima dell’inaugurazione del nuovo servizio di via Natta, il Cittadino titola: “Nasce in un clima polemico il consultorio familiare”. Da parte sua, dopo il taglio del nastro, il settimanale cattolico La Gazzetta d’Asti terrà a sottolineare che “come è noto, esiste e opera da oltre un anno ad Asti un Consultorio familiare di ispirazione cattolica, con sede in piazza Roma. Dato che il ricorso al servizio psicologico e medico del Consultorio non riveste soltanto un aspetto ‘tecnico’ ma profondamente personale, è chiaro che la scelta deve essere particolarmente oculata”.
(continua)