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L’inizio delle prime storie

 

IL GONDOLIERE PIGRO

Tanto tempo fa a Venezia i gondolieri conducevano le gondole come tutti gli altri rematori, ossia con due remi e stando seduti. Perché le cose siano cambiate ce lo racconta la storia di un gondoliere di nome Tonio.
Tonio era il più bravo rematore di tutta Venezia: conosceva a memoria i canali, sapeva tutto delle maree e delle correnti tanto che, quando doveva trasportare qualcuno, dava soltanto un paio di colpi col remo, sistemava la gondola in un certo modo e diceva:
”Bene, ora ci penserà la corrente!”. Poi chiudeva gli occhi, si addormentava e la gondola arrivava regolarmente a destinazione.
L’abilità e la fama di Tonio erano tali che i nobili facevano a gara per farsi portare da lui, anche solo per brevi tragitti, compensandolo con borse piene di monete.
Per questo Tonio divenne oggetto d’invidia da parte degli altri rematori.
Una sera, dopo aver finito il lavoro, il gondoliere stava per tornare a casa e come al solito aveva dato un paio di colpi di remo. Sistemata la barca e pronunciata la solita frase, “bene, ora ci penserà la corrente!”, si addormentò.
Ma mentre dormiva gli si avvicinarono gli altri gondolieri, che, con silenziosi colpi di remo, deviarono la rotta della barca fuori dalla laguna, in mare aperto.

(continua)


 

UN DRAGO VERAMENTE SPECIALE

Un giorno di un tempo molto lontano… Ma un attimo, solo un attimo… prima di narrarvi questa storia, bambini, chiudete gli occhi e fatevi trasportare dalla fantasia. Immaginatevi un’epoca di re e regine, impavidi condottieri e draghi volanti: ora riaprite gli occhi lentamente pronunciando la parola magica: ”C’era una volta…” e… come per magia il Medioevo vi comparirà davanti.
Questo è l’inizio della nostra favola e il viaggio incomincia da un paesino chiamato Piccola Luce che giaceva ai piedi di una catena montuosa, con vette altissime, e tutta la vallata era circondata da foreste. I suoi abitanti vivevano coltivando i frutti della terra e nei ricchi boschi i cacciatori procuravano la selvaggina necessaria per sfamare il villaggio.
La vita scorreva in perfetta serenità, fino a quando un giorno accadde qualcosa di veramente insolito. Una mattina uguale a tante altre, durante la solita battuta di caccia, mentre i cacciatori si muovevano silenziosi alla ricerca di una preda, uno di loro si accorse che da alcuni cespugli provenivano fruscii e strani scricchiolii. Decise di dare l’allarme:
“ Ehi, amici cacciatori, venite! Qui c’è qualcosa di strano!”
Il posto venne accerchiato e, dopo essersi fatti largo tra i rovi e la folta selva, tutti restarono stupiti nel vedere uno strano ed enorme uovo che, dondolandosi lentamente, si riempiva sempre più di piccole crepe. Tutti osservarono immobili e stupiti.
Ad un certo punto dalla parte superiore dell’uovo spuntò il musetto di uno strano essere a dir poco bruttino, ma che dico… spaventoso! Il silenzio era totale, come se anche la foresta fosse incuriosita da quello strano evento. I cacciatori ebbero un sussulto di paura anche se, a guardarlo bene, i grandi occhi di quello strano essere esprimevano timidezza e smarrimento.
“Ma tu chi sei???” chiesero tutti insieme.

(continua)


 

LA STORIA DI OLIVER

Questa favola parla di Oliver, un cucciolo di Labrador che aveva cinque fratelli.
Oliver trascorse i primi tre mesi di vita con la sua famiglia in una bella casa con un grande giardino, dove poteva giocare e divertirsi per tutto il giorno. Sua madre Diana, un elegante esemplare di Labrador, era molto dolce e attenta verso i cuccioli ed era anche fortunata: i suoi padroni amavano molto i cani. Ma tuttavia…
Tuttavia non potevano permettersi di tenere Diana e i sei cuccioli, quindi sparsero la voce che c’erano dei giovani Labrador in attesa di una nuova famiglia.
Il piccolo Oliver, tutto preso dietro ai suoi giochi,  non poteva certo  immaginarsi quello che stava per accadere… Un giorno vide degli sconosciuti  portare via i suoi fratelli e chiese alla madre:
“Ma dove li portano? Non li rivedrò  più?”
“Qui siamo in troppi - rispose Diana con gli occhi lucidi – D’ora in poi ognuno vivrà in una nuova casa”. 
Giorno dopo giorno se ne andarono tutti, tranne Oliver, che rimase ad aspettare i suoi nuovi padroni.
Una sera, in giardino, apparve una giovane coppia:
“Guarda che bello quel cucciolo!” disse lui a lei.
E lei rispose: “Ne sono già innamorata! Prendiamolo subito!”.
“Mamma, mamma, io non voglio lasciarti…” piagnucolò Oliver.
“Piccolo mio – cercò di confortarlo Diana - spero che la tua nuova famiglia ti ami come la mia ha amato me”.
Oliver a poco a poco  si ambientò nella nuova casa e prese confidenza con i suoi padroni, a cui aveva iniziato ad affezionarsi: “Come sto bene qui, non mi manca niente”.
Ma un giorno…

(continua)

 

Favole a distanza
Le prime favole