Sono stato tutta la mattina per aggiungere una virgola, e nel pomeriggio l'ho tolta (Oscar Wilde)

ABBIAMO ANCHE FATTO

 

Da sole o insieme le fondatrici di Comunica hanno anche scritto:

 

“Le stagioni di Gim” racconta la straordinaria vita di Giovanni Giolito (Gim), versione astigiana di Elzéard Bouffier, il personaggio raccontato da Jean Giono ne L’uomo che piantava gli alberi.
Nativo di Nizza Monferrato, esperto conoscitore di piante ed erbe aromatiche, passione che pratica per tutta la vita e che apprende da bambino nei boschi della Val Sarmassa, Giolito fa il cercatore d’oro in Canada, dove vive con gli Inuit, gli indiani d’America, imparando i segreti della medicina naturale. Ma il suo spirito libero lo conduce in molte altre avventure, sulle navi che attraversano l’Oceano Atlantico, nei casinò di mezza Europa come baro, tra le belle donne “annoiate dalla vita” per improvvisarsi gigolò. Infine, nuovamente nell’Astigiano, ispira la nascita del Giardino delle Aromatiche, voluto dall’Ente Parchi Astigiani, nella riserva naturale speciale della Val Sarmassa. Tra il Piemonte e la Liguria nella sua lunga vita ha piantato oltre 20 mila alberi.
Un uomo che ha vissuto bene il proprio tempo, conclusosi il 1° dicembre 2009.

Laura Nosenzo
LE STAGIONI DI GIM
Storia di un uomo straordinario in un giardino speciale
Araba Fenice Editore e Ente Parchi Astigiani 2009, pp 112, € 12

 


Dalla collaborazione a distanza tra i detenuti del carcere di Asti e gli alunni della primaria Anna Frank è nato il libro di storie per bambini “La città dei dolcetti e altre meraviglie”. I reclusi firmano i testi, mentre gli alunni li illustrano. Il progetto è nato dalla collaborazione tra Casa Circondariale, Comune di Asti (Assessorato all’Ambiente e Fondazione CRT. Le venti storie, in cui la natura è protagonista assoluta, sono nate all’interno del laboratorio di scrittura creativa, ideato e coordinato da Laura Nosenzo, che ha coinvolto quindici detenuti italiani e stranieri. Alle illustrazioni hanno lavorato quindici classi della Anna Frank, l’intero plesso scolastico. Volendo operare in una visione multiculturale, le storie sono proposte in italiano, arabo e albanese.

A cura di Laura Nosenzo
LA CITTA’ DEI DOLCETTI E ALTRE MERAVIGLIE
Storie scritte dai detenuti di Asti e illustrate dai bambini della Anna Frank
Traduzioni in albanese: Silva Nikaj
Traduzioni in arabo: Fatiha El Armaoui
Editrice Impressioni Grafiche 2006, pp 192, € 12

 


L’orizzonte di cui parla il titolo, tratto dalla canzone dei Nomadi “Il confine” è quello che si riesce a scorgere quando si creano legami forti tra le persone, legami che portano a vedere “un po’ più in là”. Il libro racconta la storia nata quasi per caso, tra un gruppo di “giovani” castagnolesi e un gruppo musicale. Era il 1967. Una band emiliana, I Nomadi, tenne un concerto  a Castagnole, nell’ambito del “Festival beat”. Nessuno, né tra gli organizzatori, né tra i musicisti, pensò allora che quello sarebbe stato l’inizio di un sodalizio non solo musicale che dura ancora oggi e che ha fatto di Castagnole Lanze uno dei centri musicali più vivi di tutto il Piemonte. Il libro racconta la nascita dello specialissimo rapporto che lega Castagnole ai Nomadi, ma è  molto di più. E’ la storia della provincia italiana (piemontese ed emiliana), racconta delle esperienze legate alla solidarietà, dell’attività dei fans club, ed è un ritratto della band vista da alcuni gruppi o musicisti che parlano del gruppo, sulla scena musicale italiana da oltre 40 anni.

Loredana Dova, Giuseppe Masengo, Pierangelo Vacchetto
UN ORIZZONTE UN PO’ PIU’ IN LA’
Storie di amicizia, solidarietà, canzoni
Editrice Il Tipografo 2006, pp 156, € 15

 


Un paese, le persone che ci hanno abitato, le storie che hanno vissuto. Attraverso una settantina di fotografie tratte dall’archivio di Gino Sterpone, Loredana Dova ha tessuto una sottilissima trama e riportato alla memoria luoghi e personaggi di cui si era persa la traccia nei meandri della memoria. Non è un libro sulla storia del paese, ma un libro di storie del paese. Piccoli o grandi avvenimenti che hanno segnato il centro astigiano dagli inizi del ‘900 agli anni ’60, fatti legati a persone che altrimenti sarebbero rimaste nella memoria solo come nome di una piazza, di una via.

CASTAGNOLE LANZE, PERSONE E STORIE
Dall’archivio fotografico di Gino Sterpone
Testi di Loredana Dova
Edizioni La Voce 2006, pp 166

 


Un uomo e un oggetto, un bambino e un giocattolo, una donna e un gatto fotografati dopo l’alluvione: che fine hanno fatto quelle persone e quelle cose e che importanza affettiva o materiale avevano queste ultime per chi li ha salvati?
A dieci anni dalla piena i protagonisti delle immagini raccontano quel particolare momento e aggiornano la loro storia a oggi. Emergono testimonianze di legami forti con il fiume, con la scelta conseguente di continuare a vivere nonostante tutto negli stessi luoghi, ma anche di traumi e allontanamenti definitivi dalle case violate dall’acqua. Poi ci sono le storie inedite, talmente incredibili da sembrare impossibili, accadute nelle ventiquattro ore che hanno preceduto o seguito la piena; racconti sulla forza della solidarietà e sui sindaci dell’alluvione, anch’essi fotografati con un oggetto a cui si sono legati durante l’emergenza; un aggiornamento sulla ricostruzione. Un inventario dopo la piena che attraversa la storia di uomini e donne, un fiume, un territorio e guarda al futuro.

Laura Nosenzo, Loredana Dova, Marcella Serpa
INVENTARIO DOPO LA PIENA
1994-2004 dieci anni dopo l’alluvione del Tanaro
Fotografie Giulio Morra
Impressioni Grafiche 2004, pp 190, € 15 
Con la collaborazione e il contributo di: Comune di Asti, Provincia di Asti, Comunità Collinare Via Fulvia, Comuni rivieraschi del Tanaro

 


Il gioco fa parte della vita ed è tra le manifestazioni dell’attività fisica e mentale dell’uomo la più congeniale alla sua natura e la più universale nel tempo e nello spazio. Lo troviamo tanto nei vari stadi della vita quanto nelle diverse fasi del corso della storia, tanto nelle civiltà mediterranee quanto in tutte quelle degli altri continenti.
A farla da padrone, nei libri di Pavese e Fenoglio sono il gioco del pallone e quello delle carte, affioranti come destino dallo sfondo magmatico dei paesi delle Langhe. Nelle numerose bische clandestine, la cui mappa era per lo più conosciuta da chi le frequentava abitualmente, la fortuna e l’azzardo diventavano protagonisti assoluti e tenevano in ostaggio tanti comprimari che non sapevano sottrarsi a questa sorta di maledizione.

GIOCHI DI TERRA DEL PIEMONTE CONTADINO
A cura di Donato Bosca
Con i contributi di Loradana Dova, Roberta Orecchia, Enrica Tomatis
Disegni di Gabriella Piccatto
Priuli& Verlucca 2004,  pp 200

 


Esiste la casa sull’albero? Sì, per coloro che con una pianta, un giardino o u bosco mantengono un rapporto speciale. E’ un legame di affetto, di storia vissuta insieme a partire dall’infanzia o, per casualità, di reciproca scoperta a un certo punto della vita.
La pianta diventa per l’uomo punto di riferimento, intimo riparo, nido simbolico dalla folta chioma. L’uomo restituisce alla pianta attenzione e protezione e si adopera affinché nulla possa succederle. La casa sull’albero propone diciassette storie di uomini e donne che vantano un rapporto unico con le piante dell’Astigiano. La diciottesima è il racconto di un astigiano che ha sviluppato l’amore per la biodiversità all’estero, in Ecuador, dove ha fondato la riserva naturale di Otonga. Il libro contiene anche un inventario sulla presenza degli alberi nell’Astigiano: segnala esemplari di particolare pregio o significato ambientale, ormai secolari o a cui sono legati fatti di festa o tragici, episodi curiosi, credenze popolari, modi di dire.
Nella terza parte diventa guida alle aree protette gestite dall’Ente Parchi Astigiani e dal Wwf.

Laura Nosenzo
LA CASA SULL’ALBERO

Microstorie tra uomini e piante
Fotografie Giulio Morra
Impressioni Grafiche e Ente Parchi Astigiani 2003, pp 175, € 10

 


Le testimonianze di chi ha vissuto a diretto contatto con il Tanaro dall’inizio del secolo agli Anni Sessanta. E’ un periodo di grandi cambiamenti: la pesca, esercitata per decenni come mestiere (esigenza di sopravvivenza) diventa soprattutto passatempo (necessità di restare legati affettivamente al luogo) o divertimento (avvio dell’esperienza sportiva).
Alcune figure tradizionali (lavandaie, barcaioli, pescatori di frodo) si diradano fino, in certi casi, a scomparire nei decenni successivi. Anche l’ambiente si modifica: le escavazioni incominciano a funzionare su scala industriale, le rive del fiume si cementificano, compaiono i primi significativi casi di inquinamento.
Ai racconti sull’inondazione del 1948 segue un’analisi giornalistica – con documenti inediti – sui fatti salienti accaduti prima e dopo l’alluvione del 1994: una testimonianza importante che potrà servire da monito per scongiurare danni futuri.

Laura Calosso, Laura Nosenzo
TANARO: Il fiume amico-nemico
Daniela Piazza 1995, pp 255, € 18


 

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