
Da sole o insieme le fondatrici di Comunica hanno anche scritto

Un uomo e un oggetto, un bambino e un giocattolo, una donna e un gatto fotografati dopo l’alluvione: che fine hanno fatto quelle persone e quelle cose e che importanza affettiva o materiale avevano queste ultime per chi li ha salvati?
A dieci anni dalla piena i protagonisti delle immagini raccontano quel particolare momento e aggiornano la loro storia a oggi. Emergono testimonianze di legami forti con il fiume, con la scelta conseguente di continuare a vivere nonostante tutto negli stessi luoghi, ma anche di traumi e allontanamenti definitivi dalle case violate dall’acqua.
Poi ci sono le storie inedite, talmente incredibili da sembrare impossibili, accadute nelle ventiquattro ore che hanno preceduto o seguito la piena; racconti sulla forza della solidarietà e sui sindaci dell’alluvione, anch’essi fotografati con un oggetto a cui si sono legati durante l’emergenza; un aggiornamento sulla ricostruzione. Un inventario dopo la piena che attraversa la storia di uomini e donne, un fiume, un territorio e guarda al futuro.
LEGGI LA PREFAZIONE DI FRANCO VACCANEO
Laura Nosenzo, Loredana Dova, Marcella Serpa
INVENTARIO DOPO LA PIENA
1994-2004 dieci anni dopo l’alluvione del Tanaro
Fotografie Giulio Morra
Impressioni Grafiche 2004, pp 190, € 15
Con la collaborazione e il contributo di: Comune di Asti, Provincia di Asti, Comunità Collinare Via Fulvia, Comuni rivieraschi del Tanaro

L’orizzonte di cui parla il titolo, tratto dalla canzone dei Nomadi “Il confine” è quello che si riesce a scorgere quando si creano legami forti tra le persone, legami che portano a vedere “un po’ più in là”. Il libro racconta la storia nata quasi per caso, tra un gruppo di “giovani” castagnolesi e un gruppo musicale. Era il 1967. Una band emiliana, I Nomadi, tenne un concerto a Castagnole, nell’ambito del “Festival beat”. Nessuno, né tra gli organizzatori, né tra i musicisti, pensò allora che quello sarebbe stato l’inizio di un sodalizio non solo musicale che dura ancora oggi e che ha fatto di Castagnole Lanze uno dei centri musicali più vivi di tutto il Piemonte. Il libro racconta la nascita dello specialissimo rapporto che lega Castagnole ai Nomadi, ma è molto di più. E’ la storia della provincia italiana (piemontese ed emiliana), racconta delle esperienze legate alla solidarietà, dell’attività dei fans club, ed è un ritratto della band vista da alcuni gruppi o musicisti che parlano del gruppo, sulla scena musicale italiana da oltre 40 anni.
LEGGI LA PREFAZIONE DI MASSIMO COTTO
Loredana Dova, Giuseppe Masengo, Pierangelo Vacchetto
UN ORIZZONTE UN PO’ PIU’ IN LA’
Storie di amicizia, solidarietà, canzoni
Editrice Il Tipografo 2006, pp 156, € 15

Un paese, le persone che ci hanno abitato, le storie che hanno vissuto. Attraverso una settantina di fotografie tratte dall’archivio di Gino Sterpone, Loredana Dova ha tessuto una sottilissima trama e riportato alla memoria luoghi e personaggi di cui si era persa la traccia nei meandri della memoria. Non è un libro sulla storia del paese, ma un libro di storie del paese. Piccoli o grandi avvenimenti che hanno segnato il centro astigiano dagli inizi del ‘900 agli anni ’60, fatti legati a persone che altrimenti sarebbero rimaste nella memoria solo come nome di una piazza, di una via.
DALLA PREFEZIONE DI FRANCO PICCINELLI
CASTAGNOLE LANZE, PERSONE E STORIE
Dall’archivio fotografico di Gino Sterpone
Testi di Loredana Dova
Edizioni La Voce 2006, pp 166

Il gioco fa parte della vita ed è tra le manifestazioni dell’attività fisica e mentale dell’uomo la più congeniale alla sua natura e la più universale nel tempo e nello spazio. Lo troviamo tanto nei vari stadi della vita quanto nelle diverse fasi del corso della storia, tanto nelle civiltà mediterranee quanto in tutte quelle degli altri continenti.
A farla da padrone, nei libri di Pavese e Fenoglio sono il gioco del pallone e quello delle carte, affioranti come destino dallo sfondo magmatico dei paesi delle Langhe. Nelle numerose bische clandestine, la cui mappa era per lo più conosciuta da chi le frequentava abitualmente, la fortuna e l’azzardo diventavano protagonisti assoluti e tenevano in ostaggio tanti comprimari che non sapevano sottrarsi a questa sorta di maledizione.

Esiste la casa sull’albero? Sì, per coloro che con una pianta, un giardino o u bosco mantengono un rapporto speciale. E’ un legame di affetto, di storia vissuta insieme a partire dall’infanzia o, per casualità, di reciproca scoperta a un certo punto della vita.
La pianta diventa per l’uomo punto di riferimento, intimo riparo, nido simbolico dalla folta chioma. L’uomo restituisce alla pianta attenzione e protezione e si adopera affinché nulla possa succederle.
La casa sull’albero propone diciassette storie di uomini e donne che vantano un rapporto unico con le piante dell’Astigiano. La diciottesima è il racconto di un astigiano che ha sviluppato l’amore per la biodiversità all’estero, in Ecuador, dove ha fondato la riserva naturale di Otonga.
Il libro contiene anche un inventario sulla presenza degli alberi nell’Astigiano: segnala esemplari di particolare pregio o significato ambientale, ormai secolari o a cui sono legati fatti di festa o tragici, episodi curiosi, credenze popolari, modi di dire.
Nella terza parte diventa guida alle aree protette gestite dall’Ente Parchi Astigiani e dal Wwf.
LEGGI LA PREFAZIONE DI LIBERESO GUGLIELMI
Laura Nosenzo
LA CASA SULL’ALBERO
Microstorie tra uomini e piante
Fotografie Giulio Morra
Impressioni Grafiche e Ente Parchi Astigiani 2003, pp 175, € 10

Le testimonianze di chi ha vissuto a diretto contatto con il Tanaro dall’inizio del secolo agli Anni Sessanta. E’ un periodo di grandi cambiamenti: la pesca, esercitata per decenni come mestiere (esigenza di sopravvivenza) diventa soprattutto passatempo (necessità di restare legati affettivamente al luogo) o divertimento (avvio dell’esperienza sportiva).
Alcune figure tradizionali (lavandaie, barcaioli, pescatori di frodo) si diradano fino, in certi casi, a scomparire nei decenni successivi. Anche l’ambiente si modifica: le escavazioni incominciano a funzionare su scala industriale, le rive del fiume si cementificano, compaiono i primi significativi casi di inquinamento.
Ai racconti sull’inondazione del 1948 segue un’analisi giornalistica – con documenti inediti – sui fatti salienti accaduti prima e dopo l’alluvione del 1994: una testimonianza importante che potrà servire da monito per scongiurare danni futuri.
LEGGI LA PREFAZIONE DI PAOLO CONTE
Laura Calosso, Laura Nosenzo
TANARO
Il fiume amico-nemico
Daniela Piazza 1995, pp 255, € 18
Dalla collaborazione a distanza tra i detenuti del carcere di Asti e gli alunni della primaria Anna Frank è nato il libro di storie per bambini “La città dei dolcetti e altre meraviglie”.
I reclusi firmano i testi, mentre gli alunni li illustrano.
Il singolare progetto è nato dalla collaborazione tra Casa Circondariale e Comune di Asti (Assessorato all’Ambiente) e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.
Le venti storie, in cui la natura è protagonista assoluta, sono nate all’interno del laboratorio di scrittura creativa, ideato e coordinato da Laura Nosenzo, che tra il 2005 e il 2006 ha coinvolto quindici detenuti italiani e stranieri: Alejandro, Antonio, Artur, Cletus, Domenico, Elton, Enzo, Giancarlo, Gianni, Leonardo, Massimo, Mostafa, Nino, Omar, Roberto. Alle illustrazioni hanno lavorato quindici classi della Anna Frank, l’intero plesso scolastico.
Volendo operare in una visione multiculturale, La città dei dolcetti e altre meraviglie propone storie scritte in italiano, arabo e albanese, tenendo conto delle maggiori etnie presenti sia all’interno delle scuole astigiane che nella comunità carceraria.
La realizzazione del volume ha perseguito una finalità solidale: il libro è infatti stato inviato gratuitamente ai trentadue reparti pediatria degli ospedali piemontesi per entrare a far parte delle biblioteche interne e essere letto ai piccoli degenti.
La città dei dolcetti e altre meraviglie è anche stato diffuso nelle scuole d’infanzia e primarie dell’Astigiano per sensibilizzare i bambini ai temi della natura e della tutela ambientale. Letture animate delle storie si sono inoltre tenute in carcere durante una giornata di incontro tra i detenuti e i loro figli.
A cura di Laura Nosenzo
LA CITTA’ DEI DOLCETTI E ALTRE MERAVIGLIE
Storie scritte dai detenuti di Asti e illustrate dai bambini della Anna Frank
Traduzioni in albanese: Silva Nikaj
Traduzioni in arabo: Fatiha El Armaoui
Editrice Impressioni Grafiche 2006, pp 192, € 12
Perché l’edificio sede del Comune di Quattordio, provincia di Alessandria, si chiama «Palazzo Negri di Sanfront»? Chi erano i componenti della nobile famiglia da cui prende nome, che professione esercitavano, in che epoca arrivarono in paese, quando e per quale ragione se ne andarono?
E’ a questi interrogativi che la storia raccontata nella pubblicazione risponde e lo fa per bocca del protagonista, il palazzo, chiamato a render noto finalmente il suo passato e a svelare ciò che accadde tra le sue stanze anche prima dell’arrivo a Quattordio dei Conti Negri di Sanfront, famiglia di ingegneri e militari da secoli al servizio dei Savoia.
LEGGI L’INIZIO DEL PRIMO CAPITOLO
Marcella Serpa
QUATTORDIO ANTICHI EDIFICI E NOBILI FAMIGLIE
Palazzo Negri di Sanfront
Comune di Quattordio 2006, pp 80
Info: comunicaposta@libero.it